Una nota stampa, firmata dal Procuratore aggiunto della Repubblica Franco Roberti della Direzione Distrettuale Antimafia, la dice lunga sulla capacità delle mafie di autorigenerarsi e sul funzionamento dei clan. Siamo nel mese di ottobre del 2007 e al fax di una redazione di un giornale del casertano arriva una nota stampa che recita “nel territorio sono radicati ormai da lungo tempo clan malavitosi… che controllano rilevanti settori produttivi”.
Di sequito quasi integralmente la nota stampa del Procuratore, i fatti riguardano un comune del casertano, ma il meccanismo criminoso è pressappoco lo stesso operante nell’intera area tra le provincie di Napoli e Caserta. “Nello specifico la DDA ha eseguito tre fermi nei confronti di esponenti del clan camorristico dei ‘Mazzacane’. L’accusa è di estorsione aggravata dalla matrice camorristica ai danni di un imprenditore operante nel settore dei rifiuti”. Nel casertano spesso capita che ad una persona sia conosciuta più col proprio alias che col nome reale; si tratta spesso di un rafforzativo del nome, nel caso dei fermi si si tratta di “Peppe O’ Napolitan” e “Zi Armando”. La Guardia di Finanza di Marcianise e i Carabinieri del NOE di Roma e Caserta hanno seguito le tracce degli esecutori materiali dell’estorsione ed hanno appurato il meccanismo che consente alla Camorra di controllare il territorio. Roberti scrive che “… va innanzitutto evidenziato che l’operazione ha consentito di colpire tale gruppo camorristico che a tutt’oggi – nonostante i diversi arresti subiti negli ultimi mesi e nonostante il momento di particolare emergenza che vede tutte le Forze dell’Ordine impegnate sul territorio (con la presenza dell’esercito) – dimostra la capacit à di rigenerarsi e di essere ancora e pervicacemente presente ed operativo sul territorio. Significativo che l’estorsione sia stata scoperta non in forza delle dichiarazioni delle parti lese, – continua la nota, a dimostrazione che il ‘territorio ’ subisce in silenzio i delitti estorsivi – ma solo grazie ad una complessa e delicata attività di intercettazione ambientale. Ciò conferma, ancora una volta che, nella Provincia di Caserta, in particolare, sono radicati ormai da lungo tempo clan malavitosi, che hanno raggiunto elevati livelli organizzativi grazie ai quali gestiscono ingenti risorse economiche e controllano rilevanti settori produttivi, tra cui, soprattutto, quello dei pubblici appalti; e ciò attraverso meccanismi raffinati e collaudati che consentono anche di assicurare rilevanti erogazioni di denaro proveniente da pubbliche commesse e mediante una fitta rete di rapporti imprenditoriali in diversi settori, tra cui, certamente, anche quelli della gestione dei trasporti e dei rifiuti. Si creano, in tal modo, significative cointeressenze tra i vari soggetti coinvolti nelle attività economiche; tali rapporti, saldati dal vincolo malavitoso ed abilmente diretti ed indirizzati dai personaggi di vertice, assicurano all’organizzazione il condizionamento economico della zona e, di conseguenza, un invasivo e pericoloso controllo del territorio. Inoltre, deve rimarcarsi che l’attività estorsiva continua a rappresentare la forma primaria e principale di assoggettamento di intere popolazioni al volere mafioso, perch è eseguita in modo capillare e palese. Essa influenza tutta la vita economica del casertano e ne condiziona lo sviluppo in maniera pi ù evidente che altrove. Tale elemento si ritiene essere il più grave segnale della grande forza intimidatrice del clan e del pesante condizionamento psicologico derivante sulle vittime, le quali, col tacere sui soprusi e sulle violenze ricevute, più o meno consapevolmente, finiscono per favorire il gioco dei camorristi e distruggere il già fragile tessuto imprenditoriale locale. La vicenda in esame, collocata pertanto nel giusto contesto, finisce per diventare esemplare esempio della gestione camorristica del territorio: ogni attivit à economica viene tempestivamente “monitorata ” dal clan operante nella zona e tale monitoraggio conduce inevitabilmente a richieste estorsive. L’imprenditore, pertanto, è costretto a sottomettersi alla volontà del clan ed il prezzo della prevaricazione subita è pagato con modalità di matrice estorsiva”.
Mafie. Ecco il ’sistema’ della malavita organizzata
7 Gennaio 2009 · Lascia un Commento
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