L’Università Jean Monnet di S.Leucio di Caserta nel libro “Un Paese di Baroni”

images2Scritto da due autorevoli giornalisti Davide Carlucci e Antonio Castaldo, quest’ultimo già redattore per il Corriere del Mezzogiorno da Napoli e Caserta, è in libreria dal 15 gennaio, Chiarelettere editore Milano.
Narra le cronache italiane degli ultimi anni di truffe, favori, abusi di potere in particolare riguardo ‘il baronaggio’ nelle università italiane.
Ed è proprio in tale settore che gli autori dedicano spazio alla scuola d’alta formazione “Jean Monnet” istituita a S.Leucio nei primi anni del 2000.
La chiave di lettura è la comprensione del meccanismo di governo che accomuna tutta la classe dirigente italiana: quella politica, quella imprenditoriale, quella della criminalità organizzata, quella del clero….
La metodologia mafiosa del governare, almeno per questo, accomuna l’Italia da Nord al Mezzogiorno e il sistema universitario ne fa parte.
A S.Leucio (Caserta) milioni di euro di fondi eccezionali stanziati per solo 11 iscritti, non tanti per dar vita ad una facoltà universitaria, ma necessari a far assumere a vario titolo docenti e ricercatori.
Cifre imbarazzanti sopratutto se raffrontate a numero di docenti in servizio. “Nel minestrone di S. Leucio – si legge nel libro – è stato trovato posto anche per cinque master, che ovviamente hanno richiamato un certo numero di docenti e una sfilza di assistenti al loro seguito”.
Gli autori citano a chiare lettere i nomi dei figli dei politici casertani che hanno trovato occupazione nell’università.
Il coraggio di tanti, stufi di subire i soprusi di potere, nell’epilogo del libro con la rete delle denunce che hanno dato luogo a varie inchieste giudiziarie, alcune concluse e altre non ancora.
Tutte le persone coinvolte e/o citate nel libro, a vario titolo, anche se condannate in primo grado, sono da ritenersi comunque innocenti fino a sentenza definitiva.
Le storie e le testimonianze di chi si è ribellato contro i concorsi truccati rivelano un sistema fortissimo, basato molto sull’obbedienza e molto meno sul merito: esistono delle vere e proprie gerarchie nazionali per ogni disciplina, chi occupa il vertice comanda su tutti.
Un sistema tanto chiacchierato, e oggetto di generale indignazione, ma che fino a oggi tutti hanno accettato. Importante era non fare i nomi. E poi le lobby: “bianche”, “rosse” e “nere”. Chi non sta alle regole, è fuori.
Studenti, dottorandi e ricercatori, magari dopo una vita di studio, esperienze all’estero e pubblicazioni in riviste autorevoli, aspettano il loro turno. Ma non è detto che ce la facciano. Anzi. Nascono blog e siti internet che danno voce alla loro frustrazione: per difendere l’università pubblica e la voglia di un futuro più onesto e più giusto.

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